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Trading online: inquadramento giuridico.

Nei paragrafi di cui si compone questo articolo cercheremo, per quanto ci è possibile, di inquadrare in maniera complessiva il fenomeno del trading, sia dal punto di vista giuridico, che dal punto di vista delle sue dinamiche nel mercato finanziario ed il suo impatto sociale, al fine di comprenderne punti di forza e difetti. Successivamente ci concentreremo sulla regolamentazione di questo tipo di speculazione nonché sugli strumenti di tutela apposti per salvaguardare chi opera in tali mercati.

 

Trading online: considerazioni generali e inquadramento giuridico.

“Speculazione”. Nell’immaginario collettivo, al termine speculazione viene attribuita una connotazione negativa, poiché riferita al comportamento senza limiti e privo di scrupoli di chi vuole arricchirsi a danno di altri, sfruttando situazioni negative a proprio favore. Risalendo all’etimologia del termine, del tutto lontana dal significato moderno, ci accorgiamo però di come al termine venisse attribuito un significato molto più nobile. Per i latini, infatti, la “specula” rappresentava il punto di osservazione, dal quale si poteva avvistare tutto ciò che sottostava rispetto a loro e che si scorgeva in lontananza. Da qui il significato di “guardare lontano, scrutare in lontananza” e quindi per estensione, “essere lungimiranti ed accorti”.

Questa premessa non è superflua né inopportuna, se si pensa che oggi giorno, dell’antico significato è rimasto ben poco. All’attività di speculazione finanziaria, infatti, ci si riferisce come ad un’attività che ha il difetto di non avere solide basi fattuali, basata esclusivamente su calcoli, previsioni ed andamenti di mercato, speculazioni, appunto.

Come ben sappiamo, in ambito finanziario, l’attività di speculazione si realizza mediante l’ingresso di un operatore finanziario nel mercato, il quale, basa l’esito dei suoi investimenti sull’avverarsi o meno di eventi futuri ed incerti, ossia intrinsecamente ad alto rischio. Dal punto di vista giuridico, si può quindi dire che le operazioni commerciali e finanziarie di trading, poste in essere dall’operatore finanziario, rientrano nel campo dei cd. contratti aleatori, ossia quelli che si caratterizzano per l’“alea” (ossia il rischio), quale loro elemento intrinseco. In tali contratti, infatti, l’esistenza o l’entità della prestazione o controprestazione dipende da un evento casuale futuro ed incerto che può volgere a vantaggio del contratto verso una parte o piuttosto verso l’altra. Sono pertanto contratti che contemplano situazioni indeterminate ed indeterminabili, non suscettibili di essere ricomprese e previste nel tradizionale rischio contrattuale. I prezzi che si formano sui mercati finanziari secondari, infatti, derivano dall’incrocio di ordini caratterizzati da parametri di prezzo, quantità e tempo che esprimono le condizioni alle quali gli operatori che li conferiscono sono disposti a concludere contratti. Così facendo, gli operatori trasmettono al mercato elementi informativi sulle loro personali aspettative e percezioni del rischio sul prossimo andamento dell’attività relativa allo strumento finanziario. I prezzi finiscono così per “incorporare” gradualmente tali elementi informativi e, dunque, per “rifletterli” in modo sintetico alla globalità degli operatori, che, a loro volta, sulla base di questi segnali correggono le rispettive aspettative iniziali ed, eventualmente, conferiscono nuovi ordini.

 

Di unusual_trading

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