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Regolamentazione Italiana Broker

Con il KIID, la normativa europea ha introdotto, perciò, anche a livello dei singoli stati membri, una maggiore leggibilità e uniformità nei contenuti del documento d’offerta, facilitando la comprensione da parte del sottoscrittore di tutti gli aspetti del proprio investimento, in modo tale da consentire al medesimo di informarsi adeguatamente per valutare meglio le implicazioni delle proprie decisioni finanziarie.

In pochi anni il modo di fare trading ha subito un’innegabile evoluzione dovuta al progresso tecnologico e all’innovazione finanziaria. Tali elementi hanno favorito la diffusione di attività di trading ad alta frequenza, cd. “high frequency trading”, una modalità operativa basata sull’impiego di algoritmi che consentono di acquisire, elaborare e reagire alle informazioni di mercato con una velocità elevata. Nei principali paesi europei la quota di scambi riconducibili ad operatori identificati come “high frequency traders” è cresciuta costantemente negli ultimi anni e attualmente oscilla tra circa il 10 e il 40% a seconda dei paesi. Il dibattito accademico ha evidenziato, senza tuttavia giungere a risultati univoci, la possibilità che la crescente diffusione dell’high frequency trading amplifichi l’impatto sistemico di shock[1] e influisca negativamente sull’integrità e sulla qualità del mercato (efficienza informativa dei prezzi, volatilità e liquidità). Infatti, quanto più il sistema bancario e finanziario sono interconnessi, tanto maggiore è il rischio che questi si espongano agli effetti negativi (a catena) del rischio sistemico.

Per mitigare tali effetti, le autorità internazionali hanno avviato una riflessione su taluni strumenti di policy che riguardano, da un lato, maggiori obblighi informativi a carico degli high frequency traders e, dall’altro, interventi sugli elementi di microstruttura dei mercati (quali i circuit breakers, i limiti al tick size, i regimi commissionali). Ad esempio, in Europa, l’ESMA (European Securities and Markets Authority), ha emanato orientamenti che prevedono obblighi informativi e presidi organizzativi sia per i partecipanti al mercato sia per le piattaforme di negoziazione. Oppure, negli Stati Uniti, la SEC (Securities and Exchange Commission), ha adottato una regolamentazione relativa a operatori che svolgono transazioni per importi rilevanti, tra i quali rientrano anche gli high frequency trader, sottoponendoli a maggiori obblighi informativi.

Alla luce dell’elevata integrazione tra i mercati, è indispensabile che eventuali interventi di regolazione siano definiti in modo coordinato a livello internazionale (per evitare arbitraggi regolamentari), valutandone con attenzione costi e benefici.

[1] La Bank of International Settlements (BIS) ha definito il rischio sistemico come “il rischio che il fallimento di un partecipante nell’adempiere ai suoi obblighi contrattuali possa a sua volta causare il fallimento di altri partecipanti“.

Di unusual_trading

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